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Rocca Albornoziana.

La Rocca Albornoziana ospita la sede della Fondazione sin dal 2000, anno in cui furono conclusi i lavori di restauro degli edifici dell’ala nord-ovest costruiti nella prima metà dell’800 per l’uso carcerario che la Rocca svolse fino al 1982.

CENNI STORICI

I primi lavori per la costruzione del complesso monumentale iniziarono nel 1359 per ordine del cardinale Albornoz, a cui Innocenzo VI affidò la riorganizzazione dello Stato della Chiesa; nel 1362 fu poi nominato sovrastante della fabbrica Matteo di Giovannello detto il Gattapone, che si occupò dell’esecuzione dei lavori fino al 1370.
La Rocca sorge nella parte più alta del colle S. Elia, il cui terreno è stato livellato per formarvi una piattaforma su cui si ergono le sei torri quadrangolari che, collegate tra loro da un’alta muraglia difensiva, costituiscono i prospetti esterni dell’edificio. Le mura e le torri delimitano il Cortile delle Armi, in cui risiedevano gli uomini armati posti a difesa del castello e il Cortile d’Onore, lo spazio più rappresentativo della rocca, che ne caratterizza il passaggio da struttura difensiva a palazzo residenziale ad uso di papi e governatori.
Il primo castellano fu Gomez Albornoz, nipote del Cardinale, immediatamente seguito da Bonifacio IX e da vari governatori tra cui assume particolare rilievo Lucrezia Borgia, mandata qui diciannovenne dal padre papa Alessandro VI per allontanarla dal marito Alfonso d’Aragona.

LA ROCCA OGGI

La destinazione d’uso del complesso monumentale cambiò nel 1817, quando il governo pontificio ne fece la sede di un bagno penale, costruendovi nuovi fabbricati tra cui quello in cui ha sede la Fondazione.
Liberata dal carcere nel 1982, la Rocca è stata sottoposta ad accurati restauri, alcuni dei quali ancora in corso, ed i suoi spazi sono stati destinati ad accogliere, oltre alla Fondazione, il Museo Nazionale permanente del Ducato di Spoleto, l’Associazione Laboratorio di diagnostica dei beni culturali ed il Centro di documentazione del Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo

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